Dal 1° novembre 2026, ogni articolo acquistato a distanza da un venditore al di fuori dell’Unione europea è soggetto a un diritto di gestione da parte di Bruxelles, non rimborsabile, pari a 2 euro per articolo, a cui si aggiunge il dazio temporaneo di 3 euro sulle spedizioni di valore pari o inferiore a 150 euro. Il pagamento è effettuato principalmente dal dichiarante, dalla piattaforma o dal corriere ed è destinato a finanziare i controlli doganali sul crescente flusso di pacchi legati al commercio elettronico.
Si tratta di un costo fisso di 2 euro applicato a ogni articolo acquistato online da un venditore extra-UE nell’ambito di una vendita a distanza, indipendentemente dal prezzo o dal valore della merce. È stato introdotto nell’ambito del nuovo Codice doganale dell’Unione e disciplinato più nel dettaglio nelle linee guida aggiornate della DG TAXUD della Commissione europea (Direzione generale della Fiscalità e dell’Unione doganale).
Il diritto è di natura operativa: serve a coprire i costi sostenuti dalle autorità doganali dell’Unione per verificare la qualità e la sicurezza delle merci in entrata. Un funzionario di Bruxelles ha spiegato la differenza rispetto ai dazi: “La logica del dazio è garantire condizioni di parità: tutte le merci che entrano nell’Unione devono pagare quanto dovuto. La logica del diritto è invece coprire i costi dei controlli, perché il commercio elettronico rappresenta un costo sproporzionato per le nostre autorità doganali”.
I dati sui controlli doganali evidenziano la necessità della misura. Le ispezioni mirate effettuate nel 2025 su prodotti elettronici, giocattoli, cosmetici e integratori alimentari hanno rilevato che oltre il 60% dei prodotti controllati non rispettava gli standard di sicurezza dell’Unione, a causa, tra l’altro, della presenza di ingredienti vietati o dell’assenza delle necessarie etichette.
La misura mira inoltre a contrastare la concorrenza sleale delle piattaforme extra-UE, in particolare quelle cinesi, i cui prezzi molto bassi esercitano pressione sui rivenditori europei. Nel 2024, il 91% delle spedizioni di basso valore proveniva dalla Cina; ogni giorno entrano ancora nel mercato dell’Unione circa 5 milioni di pacchi.
A differenza del dazio doganale temporaneo di 3 euro – in vigore dal luglio 2026 per le spedizioni fino a 150 euro e destinato a rimanere in vigore fino al luglio 2028 – il diritto di gestione non prevede alcuna soglia di valore né una data di scadenza: si applica a tutte le vendite a distanza di merci importate.
Per gli acquisti di valore inferiore a 150 euro, i due costi si sommano, portando il totale a 5 euro per articolo. Per gli acquisti superiori a 150 euro, il diritto di 2 euro continua ad applicarsi, oltre agli eventuali dazi ordinari previsti. Diverse fonti confermano l’entrata in vigore il 1° novembre 2026 attraverso il Regolamento delegato (UE) 2026/2152 della Commissione.
Il diritto viene pagato dalle piattaforme, dai venditori o dai corrieri; sono i 27 Stati membri a riscuoterlo, con il 75% destinato al bilancio dell’Unione e il restante 25% trattenuto dai singoli Paesi. La responsabilità principale ricade sul dichiarante doganale: il soggetto titolare dell’IOSS (Import One-Stop Shop), un operatore che utilizza regimi speciali per l’IVA, un rappresentante indiretto oppure, nei casi residuali, un altro soggetto che completa le formalità doganali.
Particolare attenzione va prestata ai resi: il diritto diventa dovuto nel momento in cui la dichiarazione doganale viene accettata e non è rimborsabile. Rimane quindi dovuto anche se la merce non viene svincolata o se la dichiarazione viene successivamente invalidata, poiché le autorità doganali hanno già elaborato la richiesta.
La “mini-tassa” nazionale italiana di 2 euro, prevista dal governo italiano nell’ambito della legge di bilancio 2026 per anticipare la misura di Bruxelles, è stata di fatto congelata dall’intervento dell’Unione. La sua entrata in vigore, inizialmente fissata al 1° luglio, è stata rinviata due volte, prima al 1° ottobre e poi al 1° dicembre, ed è stata successivamente ulteriormente posticipata per evitare una doppia imposizione. La sua cancellazione aprirebbe un buco nei conti pubblici, mentre il suo mantenimento creerebbe complicazioni pratiche.
Più in generale, sul fronte della conformità dei prodotti, a settembre la Commissione ha proposto nuove norme contro le importazioni illegali, in particolare quelle commercializzate attraverso i marketplace online, prevedendo la presenza di un operatore economico legalmente responsabile all’interno dell’Unione. A maggio ha inflitto a Temu una multa di 200 milioni di euro per la presenza di giocattoli pericolosi destinati ai bambini e caricabatterie difettosi e sta conducendo un’indagine su Shein per la vendita di prodotti illegali.
Foto di: Consegna [Image by Wolfgang Eckert from Pixabay]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

